Il counseling

In cosa consiste il counseling? Ecco in poche parole la storia e i suoi principi

Il counseling o counselling (in inglese britannico) è una relazione d’aiuto, dunque un incontro tra due persone, in cui una si rivolge all’altra in seguito ad un bisogno di sostegno, di orientamento, di sviluppo personale. Il counselor, esperto dell’ascolto e della comunicazione, aiuta il cliente ad aiutarsi; questo significa che il professionista aiuta a far emergere le risorse, già presenti nella persona che ha il bisogno, necessarie all’evoluzione personale.

 

Un po’ di storia

Lo sviluppo del counseling è fortemente intrecciato a quello della Psicologia moderna. Essa ha iniziato ad acquisire valore con la psicanalisi di Freud, Jung, Adler tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, occupandosi prevalentemente di psicopatologia.

Successivamente, verso gli anni ’50 del secolo scorso, l’attenzione si sposta dalla malattia alla persona nella sua interezza, dando così origine a quella che è la Terza Forza in psicologia, ossia la Psicologia Umanistica. Essa si pone in contrapposizione con la visione meccanicista dell’uomo, valorizzando invece le potenzialità, la capacità di scelta e credendo fortemente in quella che è la capacità di autorealizzazione presente in ciascun essere umano.

Con Carl Rogers il counseling diventa ufficiale, venendo citato nel libro “Counseling and Psychotherapy” del 1942. Il counseling si diffonde così anche nel resto del mondo, a partire dai Paesi anglo-sassoni europei, entrando soprattutto nell’ambito scolastico, nei consultori e negli ambulatori con servizi dedicati alle persone fragili.

La persona al centro

Il primo intento nel counseling è quello di creare una relazione autentica innanzitutto tra due esseri umani, indipendentemente dai ruoli ufficiali. Si pone così al centro della relazione il cliente, con il suo mondo, il suo modo di vedere le cose, in uno spazio in cui il counselor si pone in ascolto attivo.

Il cliente può sperimentare nel corso delle sedute una relazione umana di qualità.

Questa è necessaria perché si creino condizioni di fiducia, di rispetto e quindi il cliente si senta a proprio agio, sentendosi libero di esprimersi, perché possa sentirsi ascoltato e dunque compreso in profondità.

La persona è al centro poiché il counselor fornisce il proprio sostegno incondizionato, in modo che il cliente possa portare maggior chiarezza verso i propri bisogni, potendoli guardare anche libero dal proprio e altrui giudizio.

Nel percorso di counseling l’attenzione non è tanto sul problema che la persona sta portando, piuttosto sulle sua capacità, su quanto è in grado di fare e sugli elementi positivi della relazione.

Il luogo dove si svolge la seduta è ben strutturato, l’ambiente è protetto, in modo che il cliente possa essere favorito nella conoscenza di se stesso.

Scopi del counseling

Il counseling si pone come obiettivo il soddisfacimento della richiesta portata dal cliente, sia esso un periodo di crisi da superare, un desiderio di realizzare qualcosa, ottenere un miglioramento, colmare un vuoto, …

Per realizzare questo è necessario prima di tutto prendere coscienza di cosa si “muove dentro”: la conoscenza delle proprie emozioni, dei propri pensieri è forse il lavoro primario perché una persona possa comprendere quali siano i passi successivi per raggiungere il proprio obiettivo.

Si apre così la porta al cambiamento. La persona, ora che conosce un po’ meglio alcuni suoi movimenti interiori, può sapere dove direzionare i propri passi: in maniera concreta può decidere, sostenuta dal counselor, quali azioni intraprendere per migliorare la propria situazione

Si può citare come esempio la crisi che può intervenire quando due persone decidono di iniziare una convivenza e che può portare con sé delle incomprensioni, difficoltà ad adattarsi alle nuove abitudini. Ciascuno porta con sé un proprio vissuto emotivo, un proprio pensiero di cui si potrebbe essere poco consapevoli.

Un percorso di counseling potrebbe essere utile per chiarirsi queste emozioni e favorire anche un dialogo di coppia.

Un altro esempio potrebbe essere una situazione in cui si è perso il lavoro (frequente in questi tempi di crisi). Inevitabilmente questo porta sentimenti di sconforto, tristezza e rabbia. Avere una persona che dia supporto incondizionato, che aiuti ad esplorare in un contesto sicuro quanto si sta percependo, può aiutare ad aumentare il benessere e migliorare il proprio stato di ricerca del lavoro.

I principi del counseling

Il percorso di counseling si basa su alcuni principi fondamentali, senza i quali il rapporto tra counselor e cliente non potrebbe funzionare.

Il primo è l’empatia. Il counselor si mette nei panni dell’altro, cercando di sentire ciò che sente il cliente; questa immedesimazione permette una comprensione profonda e fa sentire l’altro accolto e valorizzato.

Il secondo principio è l’accoglienza: tramite l’accoglienza il counselor accetta quanto è portato dal cliente, senza alcun giudizio permettendo così alla persona di aumentare la fiducia verso di sé.

Un ultimo fondamentale elemento che guida tutto il rapporto di counseling è quello che Carl Rogers definiva principio attualizzante.

Essa è la consapevolezza che ogni uomo, quando trova un terreno fertile, tende autonomamente alla propria autorealizzazione. Questo significa che il counselor tenderà a favorire proprio la creazione di queste caratteristiche, perché il cliente possa arrivare autonomamente alla realizzazione del proprio obiettivo.

Tutti questi principi se ben giocati, favoriscono la relazione e quindi il raggiungimento dell’obiettivo che ci si è posti all’inizio del percorso di counseling.

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