Quando il bello diventa cura

Intervista a Federico Stevan, coordinatore del Centro diurno integrato SdB e Case Manager aree cura ed inclusione

“Qual è l’aspetto del tuo ruolo che senti più legato alla qualità della cura?”

Il concetto di “qualità di cura” abbraccia numerose sfaccettature e si può, si deve, declinare in molteplici aspetti. Un coordinatore, almeno io lo intendo così, a mio avviso in merito alla qualità della cura deve necessariamente mettere in parallelo i concetti del bello e della sicurezza.

Intendiamoci, bello non nel mero senso etimologico (dal latino bĕllus, carino, grazioso n.d.r.) non si tratta di un effimero orpello ornamentale puramente estetico, fine a se stesso, quanto aggiungere “del bello” in ogni cosa che facciamo, che proponiamo. Il bello, chiama il bello. Così come, analogamente, il brutto (trascurato, trasandato, abbozzato/incompleto) richiama il brutto (in questo senso, si può pensare alla teoria della finestra rotta_ Broken Windows Theory, introdotta nel 1982 da Wilson e Kelling,). Tutto questo, deve necessariamente tenersi con il concetto di sicurezza/incolumità: dato di fatto apparentemente banale e ovvio, ma che in realtà a volte si tende a trascurare.

La quotidianità che si impone a forza, unitamente alla routine, può difatti far sfuocare, per così dire, protocolli, procedure, e tutte le azioni che dobbiamo calare a terra per garantire la sicurezza dei nostri ospiti, A mio avviso, quando un coordinatore si prefigge di coniugare la sicurezza degli ospiti in un contesto che non trascura, anzi che valorizza e ricerca “il bello nelle cose”, si è senz’altro avvicinato al concetto di qualità di cura, a cui dovremmo tutti tendere.


“Quali segnali osservi per capire se un team sta funzionando bene?”

Ci sono molteplici indicatori da ricercare per capire se il team stia funzionando bene. Senza dilungarmi troppo elencando i vari segnali che il team, direttamente o indirettamente può fornire (confronti interni e spunti reciproci ad esempio) quella che personalmente considero la cartina al tornasole della validità del loro lavoro, è da ricercare negli ospiti del mio centro diurno. La loro capacità di assorbire i vari segnali di instabilità, frustrazione o disfunzionalità del mio team, è sorprendente.

Quindi in estrema sintesi (non è l’unico segnale che osservo ovviamente) cerco di cogliere e valutare il lavoro del mio team, osservando i miei ospiti.

In seconda battuta, un altro segnale importante è da ricercare nella proattività dell’equipe, a seguito di un confronto tra di loro, rispetto al lavoro in CDI. D’altronde, è un dato di fatto, trascorriamo gran parte del nostro tempo al lavoro; è quindi un ottimo segnale in tal senso quando il team condivide internamente e conseguenzialmente propone idee e espunti, per migliorare ulteriormente la propria condizione di lavoro (e degli ospiti di riflesso, sempre bene ricordarlo!). Banale ma vero: se sto bene al lavoro, lavoro bene e il team funziona.

“Cosa ti aiuta a comprendere la realtà quotidiana degli operatori?”

Mi aiuta molto essere (stato) uno di loro. Ho fatto il loro lavoro per anni e conosco/comprendo dinamiche, problemi, desideri e fatiche. Inoltre condividere sul campo, quotidianamente, la vita lavorativa al CDI, mi aiuta a comprendere in tempo reale la realtà dei miei operatori.


“Quali condizioni ritiene essenziali per sostenere il lavoro degli OSS e degli infermieri e di altri operatori del team?

Parlare la stessa lingua in primis. Non dare risposte generiche, vaghe o fumose e toccare con mano giorno per giorno il lavoro di cura. Il coordinatore non deve estraniarsi o avere uno sguardo accademico per così dire, bensì, mutuando un termine del gergo militare, deve calare boots on the ground.

Solo così potrà conoscere/capire il lavoro dei membri dell’equipe, e conseguentemente sostenerlo.

“Quali piccoli cambiamenti, secondo te, migliorano davvero la vita dei team?”

Il fattore tempo e la presenza sono fondamentali: tempo da dedicare e presenza sul campo, come detto in precedenza, fanno la differenza.

In termini di piccoli cambiamenti invece, si deve partire proprio dalle piccole cose: banalizzo, ma a volte anche creare o migliorare la zona relax degli operatori, può sensibilmente migliorare la vita di un team.


“Come vedi il rapporto tra benessere degli operatori e sicurezza del paziente?”

Sono legati a doppio filo. Credo che in più punti sia già emerso chiaramente il mio pensiero sulla centralità della sicurezza legata al benessere, sia del gruppo ospiti che degli operatori.

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