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Counseling

Il counseling corporeo

By 12 Dicembre 2021Dicembre 8th, 2023No Comments

Il counseling a mediazione corporea è un tipo di counseling, che mette al centro le sensazioni corporee e le integra nel normale colloquio, avendo così la possibilità di privilegiare l’unione mente/corpo/emozione e permettere alla persona di conoscersi meglio, al fine di operare le migliori scelte, utili al raggiungimento dell’obiettivo personale.

UN PO’ DI STORIA

Le medicine tradizionali, come quella cinese o quella indiana (Ayurveda), oltre che alcune filosofie orientali come il buddismo o il taoismo, fin da quando esistono (tra il 2500 e il 1000 a.C.) hanno sempre messo al centro dell’esistenza il corpo umano, in quanto l’essere umano è visto come un elemento integrato nell’ordine della natura. Qualsiasi variazione che intervenga nell’ambiente o nell’animo di una persona ha delle ripercussioni anche sul corpo.

In Occidente, nel periodo medievale, secondo una forte impronta religiosa, il corpo era visto come la prigione dell’anima e, dunque, subordinato alla dimensione spirituale considerata quella prioritaria, più importante.

A partire dal Rinascimento (XV sec), si passa ad una visione antropocentrica dell’uomo, in cui l’uomo è padrone delle sue scelte e del proprio destino (non è l’intervento di Dio che lo predetermina). È poi con Descartes che si sviluppa la concezione dell’uomo macchina, con il dualismo mente/corpo, che se da una parte ha permesso lo sviluppo della scienza (e in particolare della medicina) così com’è oggi concepita, basata sull’osservazione e sul riscontro di eventi causa-effetto, dall’altra ha allontanato le due dimensioni fisica e psichica, rendendo via via anche meno evidenti i collegamenti tra di esse.

In psicologia, dai primi decenni del ‘900, al tempo di Freud, alcuni autori hanno indirizzato la propria attenzione verso l’osservazione e il lavoro analitico sul corpo: a questo scopo cito W. Reich, stretto collaboratore dello stesso Freud, che può essere considerato un pioniere della psicologia corporea. Successivamente, un allievo di Reich, A. Lowen ha approfondito gli studi in questo ambito, dando ulteriore rilievo alla dimensione fisica in psicologia.

Seppur presentino differenze tra loro, questi due terapeuti, riconoscevano che il corpo è un importante luogo, dove si possono manifestare segni e sintomi di disagi, appartenenti alla sfera psichica; quindi, essi indirizzavano il loro trattamento proprio a questi segni, con l’intento di portare miglioramento a tutta l’unità psico-corporea del paziente.

Gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, hanno visto la partecipazione di pensatori di spicco, che hanno sempre più dato importanza alla dimensione corporea, affermando la visione sistemica dell’essere umano, in cui ogni singolo individuo è un microcosmo, che si inserisce nel macrocosmo della realtà vissuta, in cui ogni elemento interagisce e produce effetti su tutte le parti. Questo prepara la strada alla visione olistica dell’uomo, concetto ben presente nelle filosofie orientali e che ora, anche con mezzi differenti si sta diffondendo nel mondo occidentale.

A livello del mondo scientifico, la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) disciplina relativamente giovane che, in un ambiente interprofessionale, si occupa di studiare, da un punto di vista scientifico, le relazioni tra la psiche e i vari sistemi corporei, come quello nervoso e il sistema immunitario, proponendo un modello di cura e soprattutto di prevenzione.

Sono molte le discipline psicofisiche oggi praticate: la bionergetica, il rebirthing, la biodanza, il breathwork, il metodo Feldenkrais, il training autogeno fino ad arrivare alla mindfulness.

Non voglio entrare nel dettaglio di ciascuna di esse, basti sapere che alcune hanno un carattere più terapeutico, altre puntano più al benessere e alla crescita personale.

 

L’IMPORTANZA DEL CORPO

Il modello riduzionista di Descartes (Cartesio in italiano) condiziona ancora oggi, soprattutto l’ambito della salute, dove molte persone e professionisti considerano l’essere umano, come un essere formato dalle sue varie parti corpo-mente-spirito in maniera separata: se si ha un sintomo, la ricerca va condotta unicamente nella direzione fisica, se si soffre di ansia la cura sta o in uno psicofarmaco o in un intervento psicologico, e via dicendo.

Nella quotidianità si tende a sopravvalutare l’aspetto cognitivo, oltre al ragionamento logico-razionale, a discapito di quella che si può definire intelligenza corporea, ossia la percezione e la valorizzazione delle sensazioni e delle emozioni, che si è riscoperto essere fondamentali per il mantenimento della vita, grazie anche agli studi di Antonio Damasio, un noto neuroscienziato.

La PNEI insegna come i nostri pensieri e le nostre emozioni siano in grado di produrre dei cambiamenti fisiologici nel nostro corpo, attraverso il rilascio di molecole che entrando nel sangue possono portare a modificazioni in diversi organi e tessuti. Un classico esempio è quello dello stress: in occasione di un evento che si percepisce come faticoso da affrontare, il cervello e quindi anche il nostro corpo reagiscono producendo alcune sostanze come l’adrenalina e il cortisolo, che hanno il compito di “sostenere” durante il periodo di impegno. Questo breve esempio ci dice come, nella realtà non solo lo stress incida sul nostro corpo, ma qualunque emozione, sebbene non sempre si sia consapevoli di quanto accade dentro di noi.

Oggi, più che mai, è fondamentale dare importanza alla consapevolezza di quanto accade nel nostro corpo: le sensazioni, le emozioni, i sentimenti sono una guida per la nostra vita e esserne in contatto, con un’attitudine che valorizza quello che avviene a livello corporeo, può dare molto aiuto a vivere in modo più sereno e più rispettoso di se stessi.

Il nostro corpo può essere considerato la nostra interfaccia con il mondo, in quanto ciascuno di noi sperimenta il mondo esterno attraverso i propri sensi: la percezione è molto personale e può essere estremamente diversa da persona a persona, anche davanti allo stesso evento.

Potrà essere capitato di discutere con un amico tifoso di calcio, magari non appartenente alla stessa squadra, di una tal partita: sicuramente saranno nati dei piccoli dissidi, in quanto ciascuno porta le proprie ragioni e la propria visione di quanto accaduto durante la gara, che al di là degli episodi oggettivi, poi ciascuno con la propria partecipazione ne dà un’interpretazione anche molto diversa, stravolgendo magari quello che è stato il risultato.

I nostri sensi (ce ne sono altri, oltre ai normali 5) sono in grado di plasmare la “nostra realtà”, ovvero al di là delle informazioni che arrivano dall’esterno, il cervello, basandosi anche su esperienze precedenti, carica queste stesse informazioni di un valore affettivo, emotivo, contribuendo in modo importante alla percezione, così come è vissuta da ciascuno.

I nostri sensi sono sempre attivi, ma l’enorme quantità di informazioni viene filtrata e non arriva alla coscienza, sebbene esse non vengano perdute, bensì sono utilizzate dall’organismo col fine di garantirne l’efficienza.

Il modo in cui percepiamo la realtà, dice molto di noi stessi, quindi imparare a conoscere come il corpo percepisce, permette di aumentare anche la conoscenza di noi stessi.

Dando importanza alla percezione, all’intelligenza corporea, si può capire cosa si intenda per linguaggio del corpo, un linguaggio un po’ diverso da quello a cui siamo comunemente abituati, ma che è necessario conoscere per completare la propria consapevolezza personale.

 

LA DISCONNESSIONE MENTE-CORPO-EMOZIONI

Dall’osservazione degli animali, si può notare come essi siano in costante attenzione del proprio corpo, in quanto riescono a adottare dei comportamenti adatti alla situazione che stanno vivendo in quel momento: quando un cane ha paura si alza, si scrolla, cammina, in modo da “scaricare” l’emozione di paura che sta vivendo.

L’essere umano, a causa di fattori culturali come l’educazione, la produttività o di altri fattori personali ha perso in parte questa capacità di attenzione e ascolto del corpo.

Come conseguenza di questa situazione, si può arrivare ad avere poca confidenza col proprio corpo e le relative sensazioni, dando origine facilmente ad emozioni molto intense che possono travolgere letteralmente chi le percepisce: è il caso di ansie molto importanti in seguito alla comparsa di sintomi anche lievi, difficoltà nella gestione di emozioni, comportamenti poco adatti alle situazioni, difficoltà nella comprensione dei comportamenti altrui, difficoltà a prendere decisioni importanti, comportamenti non salutari.

L’osservazione dei bambini piccoli, ci permette di comprendere l’intelligenza innata del corpo, al di là delle conoscenze teoriche: è facile vedere i bambini nel passeggino che alzano i piedi appoggiandoli alla sbarretta anteriore, con lo scopo inconscio di rilassare i muscoli della schiena favoriti da quella confortevole posizione.

Un altro esempio può essere dato dalla velocità del cammino di ciascuno: abitualmente la camminata è molto personale e ognuno ha una propria velocità che è più comoda, più confortevole e agevole. Se questa velocità viene modificata, per esempio per seguire un bambino e quindi si rallenta, immediatamente il confort diminuisce. Questo a dimostrazione di come il corpo sa quello che è più adatto a lui.

Spesso gli adulti adottano comportamenti contrari a ciò che sentono: nel momento in cui c’è un dolore, scelgono di prendere un antinfiammatorio al fine di poter continuare a fare ciò che stavano facendo prima, piuttosto che attendere la guarigione (non intendo qui giudicare i comportamenti, che possono avere alle spalle validi motivi).

Tutti questi comportamenti creano una distanza dalla percezione del proprio corpo, andando ad alimentare una vera e propria disconnessione, che è utile andare a rintegrare.

 

LA MEDIAZIONE CORPOREA

Alla luce di quanto esposto finora, si può capire come tutti i messaggi corporei siano fondamentali e come essi debbano essere considerati insieme rispetto ai pensieri e agli altri aspetti cognitivi, che formano la persona.

Durante la sessione di counseling a mediazione corporea, rispetto ad una tradizionale seduta dove il centro della seduta è il colloquio (aspetto in ogni caso fondamentale), il counselor farà portare l’attenzione al suo cliente, oltre che sui suoi pensieri e azioni, anche su tutte le sensazioni corporee, in particolar modo a quelle legate alle emozioni.

Ecco alcune domande classiche che vengono poste, per far emergere e localizzare queste sensazioni:

  • Che cosa senti?
  • Dove lo senti?
  • A che cosa assomiglia questa sensazione?

In questo modo, l’obiettivo è quello di fare in modo che la persona porti la sua attenzione al corpo e poi possa entrare in confidenza con i messaggi che arrivano. Siamo poco abituati a concentrarci e a dedicare tempo alle percezioni (a meno che esse non siano violente, come nel caso di un dolore importante o un’emozione molto intensa) e quindi siamo poco allenati a cogliere le sfumature che, invece, ci attraversano praticamente in ogni istante della giornata.

Quando si arriva a “dare un nome” alle sensazioni, il punto di vista cambia e anche le stesse emozioni variano, diventando automaticamente più amiche e quindi anche meno intense; imparando ad osservare se stessi da un lato diverso, anche il corpo risponde diversamente, la connessione mente-corpo è ristabilita.

Questo nuovo modo di sentirsi è inserito nel normale colloquio, dove counselor e cliente possono confrontarsi, far emergere i punti chiave e lavorare al raggiungimento dell’obiettivo della persona.

 

GLI STRUMENTI DELLA MEDIAZIONE CORPOREA

A questo punto la domanda potrebbe sorgere spontanea: quali sono gli strumenti utilizzati nel counseling a mediazione corporea?

Il primo, forse quello fondamentale è l’uso del respiro.

Il respiro che è un’azione fondamentale per la vita, per lo più inconsapevole, è uno strumento utilizzato da millenni in molte pratiche come la meditazione Vipassana, nello sciamanesimo, nello Yoga Pranayama o anche nelle tradizioni mistiche delle grandi religioni come sono il sufismo nell’Islam e l’Esicasmo nel Cristianesimo, con scopi anche molto diversi tra loro.

Infatti, in base a come il respiro è utilizzato, secondo il ritmo, l’intensità e i muscoli sollecitati può produrre effetti molto diversi: può essere utile a favorire lo spostamento dell’attenzione al corpo, può indurre un rilassamento, può favorire il raggiungimento di stati alterati di coscienza, può servire a favorire la spiritualità e il collegamento con il divino.

A seconda dell’obiettivo che il cliente si sta ponendo, si può proporre un tipo di respirazione o un’altra, secondo un criterio che tenga sempre in considerazione le esigenze che in quel momento si possono presentare. Durante una sessione possono emergere dei vissuti intensi, il counselor potrà proporre un tipo di respirazione che aiuti a superare quell’onda emotiva; un’altra possibilità è legata al fatto che, un cliente arrivi da una giornata fortemente stressante di lavoro, e in questo caso, un respiro rilassante può favorire la gestione dello stress.

Un altro strumento molto importante è l’uso consapevole del movimento.

Quest’ultimo, come per il respiro, è già uno strumento utilizzato in molte discipline e in particolare il movimento consapevole, ovvero il sentire in maniera accurata quali movimenti si stanno facendo, può migliorare il proprio stato di consapevolezza corporea e aprire i propri sensi a percezioni più sottili, a cui fino a quel momento non si era data importanza.

In generale, si può dire che il movimento condotto seguendo certe regole abbia lo scopo di portare un maggior benessere fisico, psichico e spirituale.

Nel counseling possono essere proposte attività di movimento, condotte secondo criteri diversi che possono essere utili come catarsi, dunque per scaricare delle energie accumulate, oppure si chiedono delle contrazioni muscolari mentre si ripensa ad un evento spiacevole particolare per modificare la propria postura, o ancora dei movimenti lenti e ripetitivi per aumentare la consapevolezza del proprio corpo.

 

IN CONCLUSIONE

Si è visto come il corpo abbia un ruolo fondamentale nella generazione delle emozioni, partecipando anche alla loro attribuzione di significato, da cui si capisce come l’integrazione del corpo nell’affrontare delle emozioni, che emergono durante un colloquio di counseling abbia un valore incalcolabile.

Guardando da un altro punto di vista, si può dire che la mente sia incarnata nel corpo, vale a dire che l’una non può esistere senza l’altro e viceversa, quindi il pensiero non esiste senza emozioni e sensazioni corporee.

La risposta corporea agli eventi interni ed esterni è rapida, e soprattutto non tiene conto del pensiero logico-razionale: è difficile spiegare a parole ad una persona in preda ad un’ansia importante, che non ha motivo reale di essere in ansia!

Per questo motivo, dialogare con il corpo, oltre che con le parole può aiutare ad unire i vari piani di una persona, con benefici sulla propria consapevolezza corporea, sulla propria gestione delle emozioni, sul proprio pensiero.