Il corpo ha sempre rivestito un ruolo nei vari sistemi di cura, sebbene la sua considerazione sia variata negli anni. Ecco una digressione che specifica meglio.
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Le medicine tradizionali, come quella cinese o quella indiana (Ayurveda), oltre che alcune filosofie orientali come il buddismo o il taoismo, fin da quando esistono (tra il 2500 e il 1000 a.C.) hanno sempre messo al centro dell’esistenza il corpo umano, in quanto l’essere umano è visto come un elemento integrato nell’ordine della natura. Qualsiasi variazione che intervenga nell’ambiente o nell’animo di una persona ha delle ripercussioni anche sul corpo.
In Occidente, nel periodo medievale, secondo una forte impronta religiosa, il corpo era visto come la prigione dell’anima e, dunque, subordinato alla dimensione spirituale considerata quella prioritaria, più importante.
A partire dal Rinascimento (XV sec), si passa ad una visione antropocentrica dell’uomo, in cui l’uomo è padrone delle sue scelte e del proprio destino (non è l’intervento di Dio che lo predetermina). È poi con Descartes che si sviluppa la concezione dell’uomo macchina, con il dualismo mente/corpo, che se da una parte ha permesso lo sviluppo della scienza (e in particolare della medicina) così com’è oggi concepita, basata sull’osservazione e sul riscontro di eventi causa-effetto, dall’altra ha allontanato le due dimensioni fisica e psichica, rendendo via via anche meno evidenti i collegamenti tra di esse.
In psicologia, dai primi decenni del ‘900, al tempo di Freud, alcuni autori hanno indirizzato la propria attenzione verso l’osservazione e il lavoro analitico sul corpo: a questo scopo cito W. Reich, stretto collaboratore dello stesso Freud, che può essere considerato un pioniere della psicologia corporea. Successivamente, un allievo di Reich, A. Lowen ha approfondito gli studi in questo ambito, dando ulteriore rilievo alla dimensione fisica in psicologia, dando origine alla Bioenergetica.
Seppur presentino differenze tra loro, questi due terapeuti, riconoscevano che il corpo è un importante luogo, dove si possono manifestare segni e sintomi di disagi, appartenenti alla sfera psichica; quindi, essi indirizzavano il loro trattamento proprio a questi segni, con l’intento di portare miglioramento a tutta l’unità psico-corporea del paziente.
Gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, hanno visto la partecipazione di pensatori di spicco, che hanno sempre più dato importanza alla dimensione corporea, affermando la visione sistemica dell’essere umano, in cui ogni singolo individuo è un microcosmo, che si inserisce nel macrocosmo della realtà vissuta, in cui ogni elemento interagisce e produce effetti su tutte le parti. Questo prepara la strada alla visione olistica dell’uomo, concetto ben presente nelle filosofie orientali e che ora, anche con mezzi differenti si sta diffondendo nel mondo occidentale.
A livello del mondo scientifico, la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) disciplina relativamente giovane che, in un ambiente interprofessionale, si occupa di studiare, da un punto di vista scientifico, le relazioni tra la psiche e i vari sistemi corporei, come quello nervoso e il sistema immunitario, proponendo un modello integrato di cura e soprattutto di prevenzione.
Sono molte le discipline psicofisiche oggi praticate: la bionergetica, il rebirthing, la biodanza, il breathwork, il metodo Feldenkrais, il training autogeno, il lavaggio energetico.
Ognuna disciplina ha le sue caratteristiche e lavora meglio su una parte di noi, la scelta ricade su ciò di cui si ha bisogno in quel momento.